Simone Forcina — Graphic Designer & Art Director SIMONE FORCINA | GRAPHIC DESIGNER & ART DIRECTOR
12/08/2026

La forma non precede il significato

La forma non precede il significato

Il design come disciplina della percezione

Il design non è la ricerca del bello fine a se stesso, il bello non rappresenta un obiettivo progettuale, è la conseguenza naturale di un ordine nel quale forma, funzione, cultura e significato raggiungono un equilibrio riconoscibile.

Per questo considero il design una costante opposizione a tutto ciò che altera la percezione del valore e una continua ricerca di autenticità percettiva.

Il progetto non aggiunge valore dal nulla, elimina ciò che ne impedisce l'emersione.

Da oltre diciotto anni progetto sistemi di identità, strategie di marca e linguaggi visivi, il mio lavoro si sviluppa tra Brand Identity, Visual Strategy e Direzione Creativa, con un orientamento verso la Fashion e Luxury Communication: contesti nei quali la percezione costituisce uno dei principali patrimoni di un'impresa.

Prima della forma

Il mio percorso nasce molto prima della professione, prima del design sono arrivati il disegno, la costruzione, la modellazione della materia e l'osservazione della forma, successivamente, gli studi in Architettura e Arte e la specializzazione in Design e Comunicazione Visiva presso lo IED di Roma hanno trasformato quella naturale inclinazione in un metodo progettuale fondato sull'analisi, sulla sintesi e sulla responsabilità della scelta.

Nel corso della mia attività ho collaborato come Art Director con agenzie e aziende nazionali e internazionali, contribuendo allo sviluppo di progetti per marchi come Gucci, Lacoste, L'Arianna Shoes e Caffè Moreno.

Per Caffè Moreno ho ricoperto il ruolo di storyteller e strategist nella definizione di diverse campagne pubblicitarie, costruendo narrazioni coerenti con il patrimonio identitario del brand.

Un metodo costruito su più discipline

La mia idea di progetto trova origine nell'approccio rinascimentale di Leonardo da Vinci, nel rigore metodologico di Enzo Mari e Massimo Vignelli, nella capacità di David Ogilvy di trasformare l'osservazione in strategia, nell'uso della comunicazione come presa di posizione culturale espressa da Oliviero Toscani e nella ricerca dell'essenziale che ha caratterizzato il pensiero progettuale di Steve Jobs.

Non considero questi riferimenti solo un repertorio da citare, sono direzioni di pensiero ed insieme definiscono un metodo che unisce osservazione, disciplina, cultura e capacità di sintesi, la forma non precede mai il significato, ne è sempre la conseguenza.

Ogni scelta deve poter essere argomentata

Per questo ogni scelta progettuale deve poter essere argomentata, la tipografia non viene selezionata per il suo stile apparente, ma per il patrimonio storico e culturale che custodisce, ogni famiglia tipografica possiede una voce, una memoria e una precisa intenzione semantica.

Il colore non viene scelto per gusto personale, viene valutato attraverso la teoria del colore, la percezione visiva e le relazioni che costruisce con il contesto, il posizionamento e il pubblico.

La composizione organizza il pensiero prima ancora dell'immagine. Gerarchie visive, ritmo, proporzioni, spazio e principi della Gestalt sono gli strumenti attraverso cui il messaggio diventa leggibile, autorevole e memorabile.

Il progetto prende forma quando ogni elemento smette di essere decorazione e assume una funzione all'interno di un sistema.

Costruire identità

Un'identità solida non nasce dalla somma di soluzioni esteticamente gradevoli, nasce dalla coerenza tra ciò che un brand è, ciò che dichiara e ciò che le persone percepiscono.

Per questo non parto mai da un foglio bianco, parto dall'ascolto della storia, del mercato e delle ambizioni di chi ho davanti. Analizzo, sintetizzo, poi progetto.

Non progetto superfici, costruisco storie che diventano identità.

Un brand che viene solo visto si dimentica, un brand che viene raccontato si ricorda, si riconosce e si sceglie.

S. Forcina / Design Director

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